Gli Horti Lamiani

27 Giu 2020 | Luoghi e opere celebri

Uno dei momenti più importanti nella storia dell’archeologia a Roma , nella seconda metà del’800, ha coinciso con la costruzione di alcune zone residenziali ai margini del centro storico allora già in evidenza. Cioè all’indomani della proclamazione dell’Unità di Italia, furono iniziati importanti lavori di costruzione, per tirare su palazzi destinati alle sedi ministeriali o nuovi complessi da abitare. Il Viminale e l’Esquilino furono tra le zone maggiormente interessate da questi interventi e regalarono agli archeologi dell’epoca straordinarie scoperte.

In antico, ed in particolare tra la fine della repubblica e la prima età imperiale, la zona era edificata con un complesso sistema di Horti: cioè veri e propri gioielli dell’architettura antica che fondevano raffinati corpi di fabbrica a giardini scenografici e stupefacenti, con piante rare, popolati di animali anche esotici e decorati con giochi d’acqua e statue. Questi horti costituirono col tempo una rigogliosa e lussureggiante cinta verde che comprendeva diverse proprietà, fra le quali anche gli Horti Lamiani.

Gli Horti Lamiani erano in origine parte di una sontuosa villa privata, che apparteneva alla famiglia di Lucio Elio Lamia , console del 3 d.C.. Molto presto però, probabilmente già all’epoca di Tiberio, gli Horti divennero proprietà imperiale e già una trentina di anni più tardi le fonti (Filone Alessandrino) ci raccontano di come l’ imperatore, allora Caligola, li abitasse e vi avesse intrapreso una complessa opera di restauro ed ampliamento. Vi raccontiamo di questo complesso in particolare, perché fu uno dei ritrovamenti più straordinari della seconda metà dell’800; un ritrovamento effettuato sull’Esquilino, fra piazza Vittorio e Piazza Dante ,che permise all’archeologo Lanciani, nel 1875, di far riaffiorare antiche vestigia romane, nascoste sotto le costruzioni di una città che all’epoca stava diventando una moderna capitale; tracce che in grande parte sarebbero state cancellate quasi completamente nei pochi anni che seguirono.

Quello che Lanciani ritrovò fu un mondo sotterraneo e perduto, colorato e ricco di tesori, di cui lui stesso fornisce un’emozionante descrizione: parla di meravigliose decorazioni in opus sectile, di una galleria lunga 79 metri con pavimento di alabastro di Palombara e colonne su basi dorate e di locali rivestiti in ardesia o alabastro con dettagli dorati o in pasta vitrea verde, ma non solo. Fu rintracciato anche un complicato percorso di portici ed ambienti coperti decorati con pitture a giardino per simulare spazi aperti; infine venne alla luce un enorme ninfeo a forma di Cavea teatrale. Il tutto era ovviamente arricchito da un apparato scultoreo impressionante, all’altezza delle architetture. Così fra le altre opere furono rinvenute due sculture eccezionali , ancora oggi ammirabili , perché esposte nei Musei Capitolini: la Venere Esquilina ed il busto dell’imperatore Commodo. La meravigliosa Venere Esquilina è una statua di una bellezza incredibile. La dea è rappresentata nell’atto di legarsi i capelli sistemandoli in una complessa acconciatura. Ha un fisico asciutto ed atletico, perfetto, divino appunto; ma quello che colpisce veramente è la bellezza del viso: i tratti sono meravigliosi e sembrano quasi sfumare, come fossero dipinti, su un volto senza tempo. E poi c’è la statua dell’imperatore Commodo. Certo l’opera è di tutt’altro genere. Rappresenta l’imperatore folle, uno dei tanti della storia di Roma, nelle vesti di Ercole. Un tentativo di celebrare in modo eroico l’autorità e il coraggio di un imperatore che amava simulare nell’anfiteatro grottesche cacce ad animali feroci. Episodi che ancora oggi le fonti antiche ci tramandano, anche se con le note della disapprovazione e dello sdegno. Eppure Commodo era questo, il figlio folle e crudele di Marco Aurelio che per i suoi eccessi subì la damnatio memoriae dopo la sua morte. Ed è allora proprio per questo che l’opera ha ai nostri occhi un valore straordinario . Perché fu occultata nell’antichità per motivi che purtroppo non conosciamo , ma che ci hanno dato la possibilità di ammirare ancora oggi il volto del tanto odiato Commodo in un’opera assolutamente mirabile da un punto di vista tecnico.

Ritratto dell?imperatore Commodo

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