Marco Aurelio, l’imperatore filosofo

21 Apr 2020 | Personaggi famosi

Marco Aurelio è certamente una delle figure più interessanti nella storia dell’Impero Romano. Lui assieme ad Adriano ed Antonino Pio fa parte dei quei Dinasti, di quei Signori “illuminati” che hanno dato un corso diverso all’impero, una svolta definitiva rispetto al passato. In questo nuovo impero del II sec. d.C. la cultura, la filosofia erano fra le occupazioni preferite dal monarca ed è anche per questo che conosciamo Marco Aurelio come l’imperatore filosofo. Marco Aurelio fu un filosofo però che gestì un Impero , ormai enorme, reinterpretando la tradizione romana e governando Roma e le sue province seguendo nuovi ideali e principi. Marco Aurelio è l’imperatore dell’ ισότης “uguaglianza” e dell’ισηγορία della “libertà di parola”, concetti innovativi e fino ad allora sconosciuti ad ogni monarca. Ma come è nata una delle figure più affascinanti e complesse della storia romana? Marco Aurelio da dove attinse questo straordinario sapere?

Cominciamo dal principio.

Marco Aurelio , meglio Marco Aurelio Antonino Augusto, nacque a Roma il 26 Aprile del 121 d.C., da M. Annio Vero e Domizia Lucilla. Purtroppo rimase orfano di padre che era ancora un bambino, verosimilmente nel 130 d.C, quando aveva nove anni. Fu allora adottato dal nonno paterno, M.Annio Vero, che lo amò con tenero affetto. Il ricordo che ne tramanda è quello di un uomo “dal carattere buono e non irascibile. (Marco Aurelio, A se stesso, I,1).

Insomma una di quelle figure che forse contribuirono a dargli quell’equilibro che noi tanto apprezziamo oggi.

Ma come visse la sua educazione? Come fu formato alla cultura? Uno spunto interessante lo fornisce Marco Aurelio stesso, quando nei sui pensieri, raccolti in “A se stesso” cita dei nomi in particolare e precisa che deve al suo bisnonno il fatto “di non aver frequentato le scuole pubbliche” . Buffo vero? Come se questa affermazione di quasi 2000 anni fa anticipasse l’idea di scuola privata d’elite. No, non lasciatevi ingannare, il modo di imparare, di studiare preferito dai ricchi era quello di avere dei precettori, “buoni maestri fra le mura domestiche” e capire che per questo genere di cose “non si deve risparmiare”. Come precettori lui ebbe i migliori: i grandi filosofi dell’epoca, fra loro anche Apollonio di Calcide che fu incaricato da Antonino Pio di curare l’istruzione di Marco Aurelio e Lucio Vero, suo fratello adottivo. Non sorprende dunque che il ragazzo abbia subito mostrato quella compostezza, quella solida virilità da romano che lo rende ai nostri occhi una figura carismatica.

È un imperatore, è un soldato , è in un certo senso un filosofo scenziato che si accompagna a figure straordinarie del suo tempo come Galeno , ad esempio. Sembra una contraddizione, questo suo essere sobriamente romano e allo stesso tempo un filosofo, un amante del pensiero e del pensare, ma in lui la ricetta funziona.

É filosofo, uno stoico che pensa che non valga la pena perdere tempo in tutte quelle cose che sono superflue, come il piacere fine a se stesso, la ricerca di fama, l’eccesso di lusso, di viaggi e banchetti.

Dice di “non essere stato sostenitore né dei Verdi né degli Azzurri; né dei gladiatori armati di parma o di quelli armati di scutum” (Marco Aurelio, A se stesso, I,5). Lui, cioè, non ama troppo neppure i giochi o le corse dei carri, il suo unico vero interesse è la filosofia.

Questo suo filosofeggiare sul significato della vita però, su come non bisogna eccedere e lasciarsi trasportare, non lo renderà mai apatico, pigro, noiso, anzi. Lui è pragmatico. Lui morirà a Sirmio o Vindobona, il 17 marzo 180 d.C., cioè quasi sessantenne ancora impegnato nella sua campagna militare contro i barbari del nord.

E l’ impegno la dedizione, che Marco Aurelio mise nelle sue imprese è impressionante, coinvolgente. Dice: “Ad ogni istante pensa con fermezza, da Romano e maschio quale sei, a compiere ciò che hai per le mani con serietà scrupolosa e non fittizia, con amore, con libertà, con giustizia” (A se stesso, II, 5)

Il suo governo , le sue azioni sono uno straordinario misto di determinazione e caparbietà: aveva la stoffa del leader e non si risparmiò per donare l’equilibrio all’impero.

E non fu una facile impresa: l’impero allora, era afflitto da terribili piaghe. L’instabilità politica sul fronte orientale portò alla guerre partiche (161-166 d.C) e ad una lunga spedizione in Oriente che fu guidata da Lucio Vero, anche lui adottato da Antonino Pio e coreggente di Marco Aurelio per alcuni anni. Costretto a trasferire ingenti truppe per la campagna orientale, Marco Aurelio si trovò ad indebolire la sorveglianza e la presenza militare sul fronte danubiano ed i Barbari approfittarono dell’occasione generando quella lunga ondata barbarica che lo tormentò fino alla sua morte: le guerre marcomanniche (166-180 d.C.). Dopo le prime incursioni dei Catti nella Germania superiore (nel 160 d.C) i barbari del nord si organizzarono in una coalizione sempre più ampia che premeva sui confini e che dovette preoccupare non poco l’imperatore. Nel 168 -169 d.C.la minaccia dei Barbari si spinse ben oltre le lontane regioni settentrionali dell’Impero e raggiunse Aquileia e Verona toccando una delle zone più sensibili dell’Impero. Guardando dunque la situazione politica dell’epoca ci si accorge che l’impero si trovava un equilibrio precario, che l’imperatore, tuttavia, con grande competenza e razionalità seppe gestire. Questo aspetto è tanto più da sottolineare, se si considerano i problemi di natura altra, diversa da quella militare che minacciarono la stabilità del regno di Marco. A complicare il quadro generale, già difficile, arrivò anche la diffusione della peste, la peste antonina . I soldati come altra cicatrice prodotta dalla campagna partica, portarono con loro nel cuore dell’impero la pestilenza: dalla fine del 165 d.C. il flusso dei soldati di ritorno dall’Oriente favorì la diffusione del morbo, un’epidemia violenta, che decimò la popolazione . É opinione di alcuni famosi studiosi (Santo Mazzarino, L’impero Romano I) che questa epidemia sia stata occasione della prima diffusione della vera peste bubbonica nel bacino del mediterraneo e che la malattia descritta da altri storici prima di questo episodio (ad esempio l’ epidemia che colpì Atene come descritta dallo storico Tucidide) fossero solo forme combinate di vaiolo e febbre petecchiale. Dunque Marco Aurelio si trovò di fronte ad un morbo nuovo. Ecco questi fattori , la guerra partica, le guerre contro Quadi e Marcomanni la pestilenza , la crisi spirituale e religiosa che serpeggiava nell’impero, ecco tutto ciò dovrebbe portarci alla visione di un periodo “buio”, di incertezza sulle sorti dell’impero e tormento. Ma non fu così perchè Marco Aurelio fu un sovrano “illuminato” ed il suo fu un regno in un certo senso “umanistico”. Il suo impero è anche l’era di Galeno , della scienza che si mescola alla filosofia per trovare le riposte, per dare conforto. La condotta “pubblica” di Marco Aurelio cartterizzata da sobrietà, pacatezza e grande equilibrio. Ma la sua vita privata?

Un uomo così determinato e poco incline alle passioni nella vita pubblica come era nei rapporti umani? Lui , di suo , dice di aver ereditato da “Severo l’amore per la famiglia”. Severo è il filosofo peripatetico Claudio Severo.

Nelle sue meditazioni, però, ovunque suona la stessa campana, quella degli stoici: è meglio evitare ogni turbamento, è meglio non lasciarsi travolgere dalle passioni. Non sarà stato certo un uomo incline a grosse manifestazioni di sentimento, se queste sono le premesse. Ma per il resto? Per il resto la sua posizione è molto esplicita. Dice di aver ereditato da suo padre, quello adottivo, l’imperatore Antonino Pio che adottò Marco quando aveva 17 anni, “l’aver posto fine agli amori con i fanciulli” (A se stesso I,16.7) e che fra le colpe più gravi ci sono quelle commesse spinti dalla ricerca del piacere. “Chi sbaglia per concupiscenza, vinto dal piacere, risulta in un certo senso più intemperante e femmineo nelle proprie mancanze”, afferma convinto (A se stesso II, 10.2).

Chissà come la moglie Faustina Minore ed i figli, fra tutti il più famoso Commodo, avranno vissuto questa mancanza di trasporto.

Certo la famiglia Romana non è la famiglia moderna, è più formale ed il rapporto con i figli è delegato a precettori e professionisti e certo a parte pochi casi molto famosi (si pensi ad Augusto e Livia) spesso non c’era un autentico feeling fra moglie e marito. Però, indipendentemente da quello che si può dire di Marco Aurelio, come uomo nel suo mondo degli affetti, è stato un grande uomo , un grande Imperatore, che parla spesso di giustizia e “pari opportunità” ed abbiamo scelto di raccontarvi di lui , non nella solita maniera elencando una lista di date e luoghi, ma partendo da lui stesso , dalle sue memorie dalle sue meditazioni.