In Cathedra a Scuola

1 Giu 2020 | Curiosità

Che cosa è la Cathedra per i Romani?
Ha certo a che fare con la scuola, ma in che modo?

Partiamo insieme da una citazione di Petronio per affrontare il tema..

Nunc pueri in scholis ludunt, iuvenes ridentur in foro, et quod utroque turpius est, quod quisque puer perperam didicit, in senectute confiteri non vult (PETRONIO, Satyricon, 4)

Trad. Oggi i ragazzi giocano nelle scuole, i giovani vengono derisi nel foro e cosa che nell’uno e nell’altro senso è assai turpe , ciascuno non vuole ammettere in vecchiaia di aver imparato, da ragazzo, in modo sbagliato .

Prima di arrivare a definire cosa sia la Cathedra in particolare proponiamo questa citazione, perchè ci introduce al tema scuola, in un modo singolare, ma interessante. Petronio manifesta certi dubbi sulla qualità della didattica e lo fa chiamando in causa , in un’altra parte del testo anche i maestri.
Ma cominciamo dal principio.
In questo passo Petronio prende parte al dibattito sull’importanza di una giusta istruzione per i ragazzi. Lo fa come nel resto del Satyricon in modo mordace ed ironico, non risparmiando critiche a quella gioventù bene, che figlia di una falsa morale, fugge una strada difficile ed onesta.
Nelle parole che precedono il passo citato non viene risparmiato niente e nessuno. Dapprima Petronio attraverso le parole di Encolpio , uno dei suoi personaggi, critica i motivi della nuova eloquenza, affermando deciso che gli adolescenti “stultissimos fieri”, diventano stupidissimi perchè a scuola non imparano nessuna di quelle cose che nella pratica e nelle necessità servono loro; poi menziona i maestri e ricorda che se non dicessero pazzie nelle loro esercitazioni e non dicessero cose di gradimento per questi adolescenti, rimarrebbero a parlare da soli nelle scuole, come a dire che senza la giusta esca non si pigliano pesci; e poi se la prende con i genitori degli studenti, dicendoli degni di un severo rimprovero, perchè spianando ai figli una strada facile li espongono alle cose del mondo troppo impreparati ed incapaci.
Insomma già all’epoca c’era un acceso dibattito sulla didattica ed i suoi contenuti, l’avreste mai detto?
Ma ora veniamo alla cathedra
E’ l’espressione “in scholis” , della nostra citazione, cioè “nelle scuole” ad introdurci a questo tema piuttosto interessante: la scuola nel mondo antico. Non sempre è possibile individuare nel mondo romano uno spazio specifico destinato alla scuola, come nel caso dei nostri edifici scolastici. Molto spesso gli insegnati lavoravano all’aperto e gli unici elementi o arredi riconducibili al mondo della scuola sono quei pochi oggetti che riusciamo a distinguere in alcuni rilievi, sarcofagi, o intonaci dipinti. Il maestro in queste rappresentazioni è sempre seduto su una sedia munita di spalliera , la cathedra, appunto. Cioè cosa piuttosto insolita per noi, nel mondo romano la Cathedra non è la scrivania, dietro la quale si sedeva il maestro. Nella maggior parte dei casi i tavoli non c’erano nemmeno e gli studenti scrivevano poggiando le tabulae sulle loro ginocchia; il maestro impartiva loro istruzioni seduto in Cathedra. Per gli alunni attorno a lui però, spesso non era prevista una soluzione altrettanto confortevole: i ragazzi di solito stavano in piedi o seduti su sedili senza schienale , gli scamna, solo i più fortunati prendevano posto, ma raramente, su comode sedie con schienale.
Quanto alle strutture, non essendoci una norma, una regola di stato, queste potevano essere molto diverse nella quantità e nella qualità degli ambienti fruibili: andavano dagli spazi aperti nel foro a pergolati e tabernae; dai locali molto semplici e affittati a poco prezzo a strutture molto curate, istituti di tutto rispetto, munite di locali studio, piccole biblioteche, un guardaroba, latrine e perfino zone per i ceppi dove le punizioni corporali venivano inflitte agli allievi indisciplinati. Fra tutte famosissima in questo senso la taberna del ludimagister Potitus Poppaeus Sabinus.
Nella Roma antica sono stati individuati diversi luoghi dove si faceva scuola. A testimoniare la frequentazione degli spazi in questo senso, come luogo di lezione, sono spesso i dettagli: graffiti riconducibili ad esercitazioni degli alunni; o righe mordaci che sbeffeggiano i maestri, a volte troppo severi. Nel Foro di Cesare, ad esempio, e precisamente nella zona della Basilica argentaria sono state trovate iscrizioni che dovrebbero risalire ad un secolo più tardi, al II sec. d.C , ma che testimoniano come i ragazzi si impegnassero allora nello studio dell’alfabeto , della grammatica , con esercizi sulle declinazioni,e nella conoscenza dei classici copiando Virgilio ed un certo repertorio di nomi legati alla storia ed alla religione romana. Dalle fonti poi sappiamo, però senza alcuna conferma del dato archeologico, che esistevano altre due scuole nei pressi del Foro di Augusto e del foro di Traiano.
Insomma tutti a scuola nell’antica Roma!!!