Cornelia, madre dei Gracchi

4 Giu 2020 | Personaggi famosi

Oggi abbiamo deciso di proporre un ritratto di una donna, dopo tanti racconti sui protagonisti maschili della storia di Roma. Bisogna dire però che la cosa ha presentato non pochi problemi. Il primo è legato alla scelta della figura da raccontare.

Ci sono donne famose, nella storia antica che da sempre affascinano gli appassionati di storia, chi per acume ed intelligenza politica, come Livia, la moglie di Augusto, chi per dissolutezza o scandali famosi, come Messalina o Poppea. Ma trasformarle in figure vere, storiche dopo averle sottratte alla nebbia del mito e della leggenda non è una cosa facile; e poi c’è un secondo aspetto: non è facile in generale raccontare le donne, perchè le fonti che si occupano di loro lo fanno in modo in modo indiretto. Cioè appaiono come comete, meteore che sfiorano appena i cieli della storiografia ufficiale, citate solo in relazione agli uomini di cui sono state compagne. E poi c’è un certo problema di “prospettiva”: non esiste una voce femminile nella lettura, che ci racconti il mondo dei Romani visto dalle donne.

Allora fatta questa necessaria premessa, che già vi fa capire come il mondo femminile sia un po’ un mondo “ai margini” di quello ufficiale, eccoci qui a raccontarvi di Cornelia.

Ma perchè lei? Per il coraggio, per la dignità, per la forza intellettuale che la rendono in un certo senso una donna moderna, non troppo diversa da certe eroine tragiche della letteratura romantica dell’800.
Ma Cornelia era una donna diversa dalle altre anche per i contemporanei , presso i quali ebbe una fama non comune, inusuale per le signore del suo tempo. Questa fama le veniva innanzi tutto dal nobile lignaggio: era la figlia di Publio Cornelio Scipione Africano, vincitore di Annibale.

Un altro aspetto poi della sua vita che deve averla portata all’epoca sotto i riflettori fu il matrimonio con Tiberio Sempronio Gracco. Certo questi era all’epoca un uomo di grande fama e prestigio politico, ma il gossip attorno alla loro unione nacque da ben altri motivi: per tanto tempo la gens Cornelia e gli Scipioni erano stati se non esplicitamente nemici politici, quantomeno non alleati e di certo non simpatizzanti gli uni per gli altri.

Eppure venne questo matrimonio pacificatore e fu celebrato proprio quando gli Scipioni vivevano uno dei loro momenti più bui: allora Tiberio Gracco si trovò ad intercedere per loro e l’unione fu così decisa. Quindi fu un matrimonio politico, e che destò non poco scalpore, ma che poi sembrò procedere sotto i migliori auspici. Non solo Cornelia ebbe pare 12 figli, ma con la giusta alternanza fra maschi e femmine, come sottolinea soddisfatto Plinio il Vecchio (Storia Naturale, 7,57) quando accomunandola in questo ad Agrippina moglie di Germanico riferisce: “ Ci sono coloro che generano solo femmine o solo maschi, mentre con frequenza si ha anche alternanza come la madre dei Gracchi per dodici volte.”

Cornelia dunque si rivelò nel corso del tempo una matrona all’altezza delle aspettative che il suo matrimonio politico creava. E fu straordinariamente forte, tanto da sopportare, uscendone viva ed incolume ben 12 parti in 16 anni, in un’epoca in cui gli eccezionali traguardi raggiunti dalla medicina attuale erano un lontanissimo miraggio e l’aspettativa di vita delle donne piuttosto esigua.

Sopravvisse, così, grazie alla sua eccezionale tempra fisica ai maschi della sua famiglia, perdendo per primo il marito, poco dopo la nascita di Gaio.
Era ancora giovane allora e poteva fare ancora tanto per Roma, e lo fece dedicandosi con attenzione all’educazione dei figli.

Le fonti che ci raccontano di come Cornelia condusse il menage familiare una volta morto il marito sono tutte concordi nel dire che si dimostrò incredibilmente saggia e piena di amore filiale e che trasmise ai figli certe abilità e doti che le venivano dalla sua stessa educazione.

Del resto si sa il circolo degli Scipioni in cui Cornelia era cresciuta era vivace da un punto di vista intellettuale e ricco di stimoli culturali. Quindi facendo un rapido riepilogo delle informazioni raccolte fino ad ora è possibile rendersi conto di come Cornelia avesse già diversi punti a suo favore che la potessero indirizzare a diventare un esempio di virtù: il matrimonio politico e pacificatore, il ruolo di madre prolifica ed educatrice attenta, insomma la matrona perfetta.

Eppure noi la ricordiamo per ben altri motivi e tanto ha a che fare con i figli Tiberio e Gaio Gracco. Perchè Cornelia si dedicò interamente a loro, rifiutando un matrimonio con il re Tolomeo (forse Tolomeo VIII), scrisse per guidarli nelle loro scelte una raccolta di lettere ufficiali, che è uno dei primi esempi di epistolografia latina privata, e restò sempre al loro fianco fino al tragico epilogo delle loro giovani vite.

Fu così partecipe alla vita dei figli che le ombre del sospetto si abbatterono su di lei quando Scipione Emiliano, che aveva avuto dissapori già con Tiberio e dopo la morte di questo aveva ostacolato in ogni modo Gaio, fu trovato cadavere alla vigilia di un’importante riunione politica.
Prove oggettive della colpevolezza di Cornelia e della figlia Sempronia non furono mai trovate e l’eco delle accuse contro Cornelia presto svanì lasciando in piedi solo il sospetto nei confronti di Sempronia, ma la notizia dimostra comunque come a Cornelia fosse riconosciuto un ruolo di primo piano nella vita dei figli.

Ma l’immagine di Cornelia che però noi tutti amiamo di più, non è quella istituzionale e della sua capacità di conformarsi alla tradizione seppure nella sua unicità; l’immagine che amiamo di più è quella dell’amore materno, della dedizione nei confronti dei figli.

E a questo proposito non si può non citare l’aneddoto famoso raccontato da Valerio Massimo. L’autore riferisce di come Cornelia, di fronte alla vanità di una matrona che le mostrava i suoi preziosi, vedendo avvicinarsi Gaio e Tiberio disse “Ecco i miei gioielli”. Certo per correttezza bisogna dire che alcuni studiosi diedero ben altro significato al motto, un’interpretazione lontana dalla semplice attestazione di un incondizionato amore materno. Alcuni lessero nel motto una confessione delle difficoltà economiche in cui Cornelia si trovava; altri inserirono il motto nel quadro più ampio del dibattito e della legislazione contro il lusso, un argomento attuale all’epoca. Ma se non si vuole vedere una dimensione emotiva ed affettiva in questa espressione, esiste tuttavia un altro modo per conoscere Cornelia da quel punto di vista: basta citare Seneca.
Seneca nella sua Consolazione a Marcia, cita Cornelia e racconta di come lei con dignità e grande forza interiore ebbe “dodici figli e altrettanti funerali” e di come sopportò la perdita di quelli “di cui né vivi né morti la città si accorse” e dolore ancora più grande “vide Tiberio e Gaio uccisi ed insepolti”.
Cornelia che ebbe una vita lunga trascorse i giorni che seguirono la morte dei figli custodendo la lucida memoria delle loro vicende, in modo orgoglioso e con un dolore sempre nascosto ai più, con la dignità di una donna dalla tempra incredibile. Non si abbandonò mai alle manifestazioni isteriche del dolore che tanti si aspettavano da lei tanto è che i più rimasero sorpresi imputando come ci dice Plutarco la capacità di sopportare una tale sofferenza ad un’incapacità reale di capire la situazione: “alcuni ritennero che il peso delle afflizioni l’avesse fatta uscire di senno e che non si rendesse conto delle sue disgrazie”.

Allora noi vi raccontiamo così di Cornelia: della sua raffinata cultura, di come crebbe i figli donando loro una somma cultura ed un pensiero nuovo, di come forte nel fisico e nel morale riuscì a sopravvivere alla morte dei suoi affetti, e di come tramutò tutto questo in un’eredità di cui essere fieri e che lei per prima ha contribuito a trasmettere fino ai giorni nostri.
Cornelia la figlia di Scipione, Cornelia la madre dei Gracchi, Cornelia…